Articolo taggato “social forum”

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Tra un pranzo e un “esproprio”…

                                                                                          di Giovanni Gonella
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La conferenza, anche questa organizzata dalla Tavola dei Comuni per la Pace, questa volta si tiene sotto ad uno dei tendoni allestiti fuori dello stadio: per fortuna c’è un poco di brezza perché altrimenti ci sarebbe stato da fare la sauna. A questo incontro partecipano molti ospiti stranieri oltre ai nostri delegati e alla viceministro.                          


Il dibattito è interessante, si parla di diritti e d’interventi che i vari Stati hanno fatto, o stanno facendo, in materia di cooperazione internazionale; tutti sono concordi che si bisogna aiutare chi è meno fortunato, ma bisogna farlo coinvolgendo la gente e, soprattutto le istituzioni e i governi locali, facendosi garanti della legalità e della democrazia, non lasciando spazio a politici corrotti, che purtroppo, ci  sono. 

Nel frattempo Carlo cerca di contattare una sua amica che si è trasferita qui insieme al suo compagno ed ha aperto un ristorante italiano: la speranza è che ci possa essere d’aiuto per gli acquisti che dovremmo ancora fare prima di tornare a casa, sia per noi sia per la COL’OR. Chris intanto ci saluta dicendo che deve allontanarsi, ma di non preoccuparci che ritornerà nel pomeriggio: lo congediamo e, a dibattito concluso, usciamo dal tendone e andiamo a cercare un posto dove pranzare.

All’interno dello Stadio ci sono solo due punti di ristorazione tipo tavola calda: in uno c’è una lunghissima coda mentre in quello che sembra più spartano, gestito da locali, con cucina alla griglia, c’è meno gente. Ci mettiamo in coda, ma notiamo che il cibo che servono è in pratica crudo, quindi ci allontaniamo e proviamo a metterci in coda presso l’altro ristorante. Uno in coda per il mangiare e uno in coda per il bere, riusciamo alla fine a servirci, a trovare da sederci e alla fine anche a mangiare. Sarà per la circostanza, ma sembra anche buono.

Una bella birra fresca e poi di nuovo a girare per gli stands fino a trovare quello dove ci sarà l’appuntamento pomeridiano: di nuovo in un tendone questa volta si parlerà dei problemi legati all’acqua, e di questo siamo molto interessati, con interventi di persone che da anni operano nel settore, d’Associazioni, d’Amministratori pubblici e anche del padre comboniano Alex Zanotelli, anche lui lì per promuovere l’incontro del giorno dopo presso lo Slum di Korogocho.

Una delle azioni che Zanotelli è riuscito a fare è quella di aver raccolto del denaro per acquistare dei Pass per i ragazzi dello Slum: con la cifra raccolta avrebbe potuto prenderne circa 1000, ne è uscito con 5000, in sostanza il primo “esproprio proletario” che ha fatto. (24. Continua)

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La vice ministra e i sacchetti neri

                                                                                            di Giovanni Gonella
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Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog.

Nicholas come il solito ci fa scendere e va a cercarsi un parcheggio; noi entriamo e, dopo un rapido giro fra gli stands, incontriamo Carla e la delegazione dell’Ambasciata italiana che stanno facendo gli onori di casa alla vice ministra agli affari esteri, l’On. Santinelli, alla quale ci presentano e, naturalmente, raccontiamo perché siamo lì e del nostro progetto, sia dell’acquedotto sia della scuola: sarà per la circostanza o per la posizione che deve avere, ma sembra davvero interessata.

Tra le altre cose, una delegazione del MAE si è recata pochi giorni fa con Paola, sempre dell’Ambasciata, a fare un sopralluogo dei la vari fatti a Marimanti e ne ha redatto un rapporto positivo. Sempre con la delegazione italiana è presente anche padre Kizito, che qui in Kenya ha realizzato diversi progetti per i bambini. Un’altra persona che abbiamo modo di conoscere in questa circostanza, è Diego Ottolini, il marito di Carla che vive e lavora a Nairobi, gestendo per il CEFA, un’Ong bolognese, un centro per il recupero e il ricongiungimento famigliare dei bambini di strada; c’invita ad andare a trovarlo presso l’istituto e noi accettiamo di buon grado: ci andremo mercoledì. 

Nel frattempo lo Stadio si sta affollando e ogni tanto non è raro imbattersi in corteo o assistere ad uno spettacolo folcloristico improvvisato. La mattina la passiamo a girovagare per gli stand, anche perché il meeting al quale vogliamo partecipare è programmato per le 10:30/11:30 e, al momento è ancora presto. Chris è attirato da tutto ciò che è libro, Carlo gli farà dono di  un testo di politica economica  che sembra interessargli molto. Nel frattempo ho modo di vedere il grande popolo del Forum: il più simpatico è un capo tribù Masai con il tradizionale cappello in testa, ma per il resto in borghese, poi  donne con enormi bocche di carta tipo mascherine, altri ballerini e cortei ecologisti che invitano ad usare borse al posto dei sacchetti plastica (e non a caso in questo gruppo ci sono gli scout). A proposito della plastica, personalmente darei il Nobel all’intelligenza di chi è riuscito ad importare quei meravigliosi sacchetti neri che, se presi tutti insieme, potrebbero ricoprire l’intero continente africano. (23. Continua)

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Dopo una notte insonne…

                                                                   di Giovanni Gonella

Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog.

22 GENNAIO 2007 Nairobi Mattino, ora d’alzarci per fare colazione e ripartire alla volta del Kasarani Moi Stadium per un’altra giornata del Forum. Come detto, la notte è stata piuttosto agitata a causa della tosse di Thimoty. Il piccolo non riusciva in nessun modo a calmarsi per il forte dolore che i colpi di tosse gli davano, così tra i pianti, nessuno di noi era riuscito a addormentarsi serenamente.

Ci alziamo, Chris, come tutte le mattine insieme a Silvia ha già preparato la colazione, scendiamo. Un buon caffé caldo è quello che ci serve per iniziare bene la giornata; una fetta di pane tostato, un paio di wurstel passati in padella e siamo in pratica pronti. Scambiamo due parole con Germano che questa mattina non andrà all’Università, andrà dal medico per il bimbo. Anche Nicholas è arrivato, prendiamo i nostri zainetti e il Pass, saliamo sul pulmino e anche questa mattina diamo un passaggio ad un membro della famiglia, la cugina Regina, che si deve recare in centro città.

E’ lunedì, giornata lavorativa, e, pertanto, siamo in coda, anzi, siamo nella coda. Lungo il percorso incontriamo un cantiere dove si sta costruendo una nuova strada: ci sono decine di lavoratori che stanno spostando Pietre per fare il fondo, con la sola forza delle braccia, senza nessun mezzo meccanico. Arriviamo in centro, facciamo scendere Regina nei  pressi dell’Università e riprendiamo il nostro viaggio.

A metà percorso ci troviamo nei pressi della  Consolata, a Westland, ci fermiamo per confermare la stanza al nostro ritorno da Marimanti, come ci hanno suggerito di fare tre giorni fa quando siamo venuti, senza incontrare padre Viotto, cambiamo ancora un poco d’euro, ci ributtiamo nel traffico e, finalmente, siamo al Kasarani Stadium. (22.Continua)

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La donna crocefissa

                                                      di Giovanni Gonella
 
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Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog.

Lo stadio è appena fuori del centro abitato e noi, essendo in ogni caso in periferia, non impieghiamo molto tempo per arrivarci.Nicholas ci fa scendere e andrà a cercare parcheggio, mentre noi tre, io, Carlo e Chris con i nostri bravi Pass al collo, entriamo all’interno del complesso.vVi sono 24 scale d’ingresso alle gradinate e due anelli, uno sopra all’altro; per ogni ingresso hanno ricavato perciò due sale dibattito, in più hanno eretto una decina di tendoni a loro volta divisi opportunamente in modo da creare altri punti d’incontro.

All’esterno della struttura, per tutto il perimetro, ci sono stand d’associazioni, di stati, di volontari che distribuiscono o vendono materiale di vario genere; ancora altri punti d’incontro e banchetti improvvisati con vendita d’artigianato africano. Poco distante c’è il palazzetto dello sport anche questo adibito a sede di convegno. Non mancano un paio di punti di ristorazione, venditori ambulanti d’acqua e distributori di giornali; ogni tanto sfila un corteo che inneggia alla sua causa, ci sono spettacoli improvvisati con musiche e danze, un bellissimo mondo variegato che per una volta si ritrova insieme. Fra tutte le immagini una in particolare colpisce la nostra attenzione: è una scultura che già ieri avevo intravisto all’Uhuru Park, la statua di una donna incinta crocefissa, a rappresentare lo sfruttamento della terra d’Africa. (19. Continua)

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La fabbrica degli aeroplani

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di Giovanni Gonella

Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 

21 GENNAIO 2007 Il cofano della macchina di Nicholas diventa il mio laboratorio, alla fine penso di averne costruiti un centinaio: per questi bambini quel foglio di carta piegato è finalmente un giocattolo “nuovo”.

Cerchiamo di allontanarci, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso la città. Ora posso vedere meglio in quale ambiente la gente vive: si stima che in questo Slum ci siano almeno 120.000 persone, considerando che questo si estende per1 Km quadrato, facendo un rapido calcolo possiamo dire che ognuno ha uno spazio vitale grande quanto una doccia.

Lungo le strade fervono varie attività, c’è chi lava i propri panni, chi cucina delle pannocchie o patate per venderle, chi ha un piccolo negozietto o un banchetto d’articoli indefiniti, chi ha la stalla e le capre, chi respira colla per alleviare i morsi della fame e chi, più povero degli altri, scava nell’immondizia di chi ha già scavato a sua volta, nel tentativo di recuperare ancora qualcosa.

Attraversando lo Slum mi è difficile riuscire a pensare che degli esseri umani possano vivere in queste condizioni: sono stati fatti diversi reportage fotografici, servizi televisivi, dibattiti a cui hanno partecipato persone che in questi posti ci sono state, ma è solo venendo di persona che uno si può rendere conto di cosa sia la realtà. 

La povertà la puoi tagliare con il coltello, come da noi si dice per la nebbia, è nell’aria, in quello che vedi, che tocchi, che respiri, si, proprio in quello che respiri, perché l’esatta percezione di quello che ti circonda lo hai solo respirando quest’aria, intrisa dell’odore della miseria, che non è solo puzza ma vero e proprio odore. L’odore è quello della muffa, l’odore è quello della sporcizia, l’odore è quello del mangiare e del detersivo da bucato, l’odore è quello degli animali che vivono insieme agli uomini condividendone lo spazio vitale, l’odore è quello di fogna e dei rifiuti che, anche se non hai nulla, non puoi non produrre.

E c’è gente che scava in questi rifiuti cercando ancora chissà cosa: non avrei mai creduto che si potesse arrivare a tutto questo. Man mano che ci si allontana dallo Slum cambiano le persone che vediamo per strada, ci sono case in muratura al posto delle baracche e ci sono nuovamente le auto e gli autobus con la loro puzza che, in ogni modo, non riesce a disperdere “l’odore”.  (17. Continua)

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La bambina in blu

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di Giovanni Gonella

Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 

21 GENNAIO 2007 Nairobi Una bambina nel suo vestitino blu gironzola in mezzo alla folla e dove trova un sorriso si ferma: vorrà farsi prendere in braccio e fotografare per potersi poi rivedere. Intanto si continua: per far partecipare di più, oltre ai canti e alle danze, si adottano dei simboli come quello che sto per narrare. Ad un certo punto alcuni ragazzini passano tra i fedeli con in mano delle matasse di fili di lana color verde e cominciano a distribuirli.

Ne prendo uno e me lo lego al polso. Invece era una cosa che non dovevo fare perché padre Daniel spiega che quando saremo invitati a scambiarci un segno di Pace, ognuno di noi dovrà prendere il filo che ha e legarlo al polso del suo vicino. Così al momento giusto, il bambino che è di fianco a me, mi slega il filo che mi ero già messo e mi annoda quello che ha in mano mentre io faccio altrettanto con il mio vicino. 

Giro lo sguardo e vedo che, finalmente, c’è partecipazione da parte di tutti i presenti. Così tra una preghiera ed un canto, la Messa volge al termine: padre Zanotelli chiama all’altare tre ragazzi dello Slum, uno addirittura con il barattolo della colla attaccato alle labbra, per la benedizione finale che farà non con l’acqua, ma, sempre per la simbologia, con della terra raccolta fuori dalla chiesa, perché ci si possa sentire posseduti dalla terra e che, in  ogni modo, ogni modo, si possa e debba amare.

La gente comincia a sfollare, lo sguardo si posa sulle panche ormai vuote e non posso fare a meno di notare quanti giornali sono stati lasciati: sono l’inserto dedicato al Forum dei Comunisti Italiani, e poi dicono che mangiamo i preti. Usciamo, Carlo mi presenta la consigliera della provincia di Torino, De Masi, alla quale raccontiamo della nostra missione cioè dell’acquedotto: un po’ di pubblicità non fa mai male. Una volta fuori un numero impressionante di bambini si avvicina.

Con un foglio di carta costruisco un aeroplano e da quel momento arriveranno a frotte, tutti che ne vogliono uno. Recuperano fogli in giro, i giornali comunisti lasciati in chiesa, i fogli delle preghiere, della carta sporca e appallottolata trovata chissà dove, ma in ogni caso riutilizzabile. (16. Continua)

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Ho dimenticato l’ippopotamo…

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di Giovanni Gonella

Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog.

20 Gennaio 2007 Arrivati a casa Chris ci prepara l’acqua calda per il “bagno”, dal bidone recuperiamo dell’altra acqua fredda, ci laviamo e ci prepariamo per la cena. Un SMS a casa raccontando brevemente la nostra giornata e immediata risposta: “ciao pà, tutto bene? Compraci qualcosa, mamma vuole i batik e un ippopotamo sdraiato di 15cm”. Porca miseria: d’animali ne ho acquistati diversi, ma l’ippopotamo proprio no e non so quando e dove lo potrò trovare. La cena intanto è già pronta, quindi gli spaghetti li cucineremo domani.

Sono rientrati tutti da scuola e dal lavoro: aspettiamo che Germano si serva per primo e poi iniziamo a mangiare anche noi. Intanto alla televisione trasmettono uno dei tanti notiziari e finalmente un breve accenno al Forum lo danno. Questa sera per cena ci sono le solite verdure cotte, del pollo e del riso in bianco, condito con non so cosa, ma in ogni caso gustoso.

Cerchiamo di fare un po’ di conversazione, quando una notizia colpisce Germano più delle altre; nella Rift Valley, dove è scoppiata l’epidemia di febbre, la situazione è sempre grave: al momento non si riesce a debellarla, divieto assoluto di cibarsi con carne di vitello proveniente da quella zona e massima allerta alle punture di zanzara. Dopo cena giochiamo un poco con i bambini, distribuzione di caramelle, quindi ci congediamo per andare a dormire. Sotto le zanzariere, alla luce della pila, ci dedichiamo alla lettura fino a che il sonno prende il sopravvento: domani saremo allo Slum di Korogocho. (14. Continua)

 

 

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La lista della spesa

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di Giovanni Gonella

Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog.

20 Gennaio 2007 Intanto scendiamo dalla collina e passando dietro al palco (“viva Africa viva”) attraversiamo il parco fino ad uscire: ci sono alcune bancarelle che vendono articoli d’artigianato e batik. Visto il nostro interesse Chris ci propone di andare al mercato Masai che è proprio lì dietro e noi accettiamo. Appena giunti nella piazzetta dove si svolge quest’attività veniamo “aggrediti” da un numero inverosimile di persone: tutti cercano di portarci verso il loro banchetto oppure presso di quello di un loro parente.
Anche se poi alla fine gli articoli sono gli stessi, ognuno decanta i suoi come i migliori in assoluto e, del resto, chi non lo farebbe. Si vende di tutto, animali in ebano e legno dolce, batik di varie dimensioni, collane, monili, tappeti.
Provo ad avvicinarmi per cercare le giraffe e gli elefanti che Lucia mi ha chiesto di portarle e a questo punto una nuvola di persone quasi mi assale cercando ognuna di vendermi qualcosa, portandomi in uno stato di confusione totale: non riesco a capire quello che dicono, provo a fare io il prezzo cercando in ogni caso di offendere nessuno svalutando quanto mi offrono, ma anche cercando di non farmi portare dove vogliono loro.

Confrontando quanto mi chiedono e a quanto li rivendiamo noi a casa nostra, riesco ala fine a prendere un po’ d’animali in ebano: giraffe, antilopi, elefanti e un impala; passo poi ad un’altra bancarella e trovo un paio di collane per Ilaria, m’informo sul prezzo dei batik e cerco di andare via. Anche Carlo, che ha acquistato dei batik, sta facendo fatica ad allontanarsi. Io non ho più soldi, ma loro niente, continuano a starmi attorno cercando di portarmi ancora ad altre bancarelle non credendo che sia rimasto veramente senza denaro.

Oltre ai commercianti vi sono anche bambini, tanti, ed una donna, mendicante con un piccolino in braccio che chiede l’elemosina ed io, non potendo darle assolutamente nulla, non riesco ad allontanarla, finché, senza sapere come, riusciamo ad uscire dalla piazza e torniamo verso la collina dell’Uhuru Park dove la lunga litania dei “viva” non si è ancora esaurita. Restiamo ancora un poco, quindi, dopo una telefonata a Nicholas per la macchina, decidiamo di tornare a casa. Nicholas era solo poco più indietro rispetto a noi, sul bordo della strada: è entusiasta per quello che sta accadendo “beautiful, beautiful” non smette di dire, cammina quasi ballando e ci accompagna alla vettura.

Partiamo immettendoci naturalmente nel traffico e ci dirigiamo verso casa. Arrivati nei pressi del quartiere dove alloggiamo ci fermiamo a fare ancora un po’ di spesa in un piccolo supermercato: acqua in bottiglia, wurstel e poi gli spaghetti, di provenienza italiana, con alcune lattine di pelati in modo da poter cucinare noi domani sera. All’esterno c’è il mercato ortofrutticolo dove ci riforniamo di frutta fresca. Intanto il sole è calato e comincia a fare fresco, siamo sempre a 1200 metri non dimentichiamo e in pieno inverno anche se siamo in Africa.
Silvia sta quasi tremando, le porgo la mia maglia e lei lo apprezza. Ripartiamo e per questa sera possiamo dire basta. (13. Continua)

 


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