Articolo taggato “Nairobi”

La coda…

                            di Giovanni Gonella

Continuo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 1 Febbraio 2007 Gatunga-Meru-Nairobi E siamo nella coda, quasi mi ero dimenticato che qui a Nairobi c’è la coda, quel serpente d’auto, autobus, camion e pedoni che si snoda per le strade. Arriviamo a casa degli zii: i bambini sono ancora a scuola come Germano. Ad accoglierci c’è la zia Rachele che ci saluta calorosamente. Al momento del congedo arriva anche Germano che ci informa della sua giornata speciale: gli hanno dato una linea telefonica fissa, perciò potrà collegarsi ad Internet e di conseguenza avere una casella di posta dalla quale promette di scriverci. Ci invita a tornare a trovarli in un prossimo nostro viaggio, e questa volta in forma gratuita. Salutiamo e ci facciamo accompagnare presso la Consolata dove alloggeremo per questa notte. Una volta arrivati ci danno le chiavi della nostra stanza, salutiamo i nostri amici dandogli l’appuntamento per la sera a cena. Entrato in camera ho modo di guardarmi allo specchio, non lo avevo ancora fatto: con tutta la polvere rossa che ho addosso mi sembra d’essere uno dei guerrieri di terracotta cinese tornato in vita. Mi ci vorrà una doccia lunghissima per togliermi di dosso tutta quella terra, e la puzza del viaggio. E’ quasi sera, quando scendiamo in strada ad aspettare Chris e Nicholas che anzi sono già arrivati. Chiediamo dove possiamo andare a mangiare, escludendo locali come quello dove non li  farebbero entrare vicino al Kasarani. Nicholas col suo solito fare ci dice “no problem” e facendo un lungo giro con la macchina, per via di sensi unici, ci porta presso un locale chiamato “Iguana”, al primo piano di uno stabile, dove ci fanno accomodare ad un tavolo sul terrazzo. Da qui possiamo osservare il panorama notturno della Consolata, perché non abbiamo fatto altro che attraversare la strada. Ci facciamo portare da bere, per noi della birra rigorosamente fresca, mentre loro la solita malta Guinness calda, o perlomeno, a temperatura ambiente. Per cena le polpettine piccanti già prese altre volte, la tilapia per noi e del pollo per loro, verdure cotte di contorno. Passiamo una bella serata insieme chiacchierando del più e del meno fino a che decidiamo di andare a riposare. Ci auguriamo la buona notte fissandoci l’appuntamento per la mattina seguente. (73. Continua)

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La coppia delle oche

                                                      di Giovanni Gonella

Continuo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 1 Febbraio 2007 Gatunga-Meru-NairobSveglia come il solito intorno alle 7. Sistemato i bagagli facciamo colazione, quindi passiamo a salutare le suore del Cottolengo che hanno casa lì vicino: sono loro che gestiscono il dispensario e cercano di fare anche da consultorio per le famiglie. C’è ancora il tempo per fotografare alla coppia d’oche che vivono nell’aia: il maschio è gelosissimo e appena ti avvicini alla femmina ti corre incontro starnazzando, cercando di farti allontanare, cosa che fai per non essere beccato.  Alle 8:30 partiamo, abbiamo appuntamento nella piazza di Marimanti con Chris. Lo aspettiamo qualche minuto perché è andato a comprare alcune cose che dovremmo portare ad Orbassano, da distribuire a Romina, Pive, Max e Gabriele da parte sua. Ripartiamo e oggi mi sembra che la strada sia più polverosa dell’altro giorno, ad ogni passaggio d’auto si alza una nuvola e in questa nuvola vive il popolo che cammina, quelli che vanno ai mercati, quelli che vanno al lavoro, quelli che vanno a scuola, quelli che vanno non si sa dove, ma vanno. Dopo un paio d’ore arriviamo a Meru, ci rechiamo presso la diocesi per salutare Enrico e kerimi, e tutti i cooperanti dell’LVIA, quindi ci facciamo accompagnare alla stazione dei matatu.

Troviamo quello che ha destinazione Nairobi, aspettiamo che arrivino altre persone per occupare tutti i posti, dopodichè si parte. Carlo è seduto vicino all’autista, mentre io sono in seconda fila, nel sedile centrale tra un uomo e una donna, Chris ha trovato posto nel sedile posteriore. Prima di partire l’autista espone sul cruscotto la fotografia che ritrae, penso, suo padre poi si chiudono le porte e via. E da questo momento che inizia l’odore, anzi altro che odore, la puzza, la puzza d’orina che il mio vicino emana. Non c’è un filo d’aria ed è a dir poco nauseante: tra un dosso, un posto di blocco ed un rifornimento di benzina, dopo 4 ore arriviamo a Nairobi. Nella piazza parcheggio dei matatu mi viene quasi da respirare a pieni polmoni l’aria inquinata della metropoli che a confronto di quanto respirato all’interno dell’auto sembra pura come quella di montagna. Chris intanto aveva già contattato Nicholas che troviamo ad aspettarci. Prendiamo i nostri bagagli e li sistemiamo sulla sua vettura. Prima di partire però ci consegna le famose bandiere del Kenya che ci aveva promesso, dicendoci che erano da parte di Maria, la sua ragazza. Ringraziamo e partiamo con destinazione la casa degli zii di Chris per ritirare il bagaglio che avevamo lasciato. (72. Continua)

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Il vino di Meru…

                                           di Giovanni Gonella

Continuo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 31 Gennaio 2007 Gatunga Terminato il nostro giro sentiamo la campanella che ci chiama per il pranzo: arrivati in refettorio troviamo altri ospiti. Uno è don Bartolomeo, un parroco d’Ancona che in passato ha lavorato per questa missione ed ha organizzato campi di lavoro per ragazzi desiderosi di fare un’esperienza di vita diversa, e tre suoi amici. Questo prete è un uomo enorme e si può capire da come mangia: per fortuna non c’è George a vedere perché con quello che si consuma lui sarebbe andato avanti almeno tre giorni. Carlo si ricorda di questo prete, anche se personalmente non lo ha mai conosciuto, perché è stato quello che ha organizzato il primo viaggio di Fabio e Cristina qui in Africa, ancora con Padre Peppino. Terminato il pranzo questi ospiti se ne vanno. Noi ci rechiamo al gazebo per cercare il fresco, tra l’altro è ritornato il sole, e un po’ di tranquillità: posiamo i cellulari sulla loro altalena e ci dedichiamo alla lettura. Termino il libro, ne inizio un altro che leggerò quasi tutto in un fiato, qualche fotografia alla struttura aspettando la sera e il ritorno dei padri da Meru. Quando è quasi ora di cena padre George e padre Fabio fanno ritorno: ci raccontano della loro giornata con il Vescovo, ci fanno sapere che anche in diocesi sono molto contenti della realizzazione dell’acquedotto e che è stato fatto un servizio in un notiziario. Noi gli raccontiamo della nostra giornata e della visita di don Bartolomeo. Padre George per festeggiare la conclusione positiva della nostra visita va a prendere nella sua cantina due bottiglie di vino prodotto a Meru: sembra persino che le patate e le carote abbiano un altro sapore. Poi ci offre a conclusione della cena un bicchierino della grappa avuta in dono da Carlo e ci dice che più del contenuto gli sono piaciute particolarmente le bottiglie. Queste sono due grosse ampolle che utilizzerà per la Messa in occasione dei matrimoni: essendo la gente molto legata ai simboli, le due bottiglie così fatte sono l’ideale per le cerimonie importanti. Così gli diamo una mano a svuotarle.

Ci congediamo e torniamo in camera per preparare i bagagli in vista del nostro ritorno a Nairobi. Quando George si reca nel suo ufficio andiamo a salutarlo e gli portiamo le confezioni di maglie da distribuire ai ragazzi della Missione, le medicine che siamo riusciti a procurarci prima della partenza dall’Italia, i vestiti avuti in dono da Pierino e del denaro per coprire le spese del nostro soggiorno. Lui ci fa vedere un registro sul quale annota tutte le spese che sta affrontando per il progetto della scuola e poi l’elenco dei ragazzi iscritti e le borse di studio che ha predisposto per i più meritevoli: a chi supera gli esami con una buona valutazione lui corrisponde le tasse scolastiche. Lo salutiamo e gli auguriamo la buona notte.  Sono già a letto, quando sento bussare alla porta della stanza: è George che mi porta in dono una sciarpa colombiana, della sua terra, un anello d’acciaio con dei rilievi per me e un altro con un crocefisso, sempre di fattura colombiana, da portare a Lucia da parte sua.  Lo ringrazio, si congeda ed io torno a letto: anche per oggi la giornata è terminata. (71. Continua)

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Lo chalet dell’orso

                                                  di Giovanni Gonella

Continuo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 30 Gennaio 2007 Gatunga-Marimanti-Gatunga Finalmente arriviamo dove abita fratel Argese: siamo in pieno cantiere perché sta costruendo una cattedrale in sostituzione della chiesa vicino a casa sua, il tutto fatto con materiale recuperato in zona, persino la ghiaia per fare il calcestruzzo è ricavata con mazzetta e scalpello da grossi blocchi di pietra. Dietro al cantiere, dove c’è la casa denominata “Chalet dell’orso”, c’è un orto botanico con tutte le piante che uno può immaginare: peschi, albicocchi, piante di fichi d’india e poi meli, peri un orto con pomodori e insalate varie, una vigna con uva da vino, che scopriremo dopo, si produce in loco. Ci fanno entrare, ci offrono caffè, dei formaggi stagionati con del vino per colazione, finché c’invitano ad andare a visitare la foresta pluviale dove Argese ha realizzato il suo acquedotto. Con una ragazza che ci fa da guida ripartiamo. C’inoltriamo su per la montagna dove la vegetazione è più fitta fino a che si arriva all’ingresso dell’acquedotto dove c’è una barra che blocca la strada. Da una casupola escono due sorveglianti che appurato chi siamo ci fanno proseguire. Arriviamo ad una piazzola dove sostiamo: da qui si vede un canale in cemento dove scorre, limpidissima, l’acqua che arriva da un torrente lì vicino. Una bella cascata, un piccolo laghetto e, naturalmente fotografie per ricordare. (66. Continua)

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Solo semplici spettatori…

                                                                 di Giovanni Gonella

Continuo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 30 Gennaio 2007 Gatunga-Marimanti-Gatunga A causa della nebbia ci fermiamo presso il “Villaggio di S.Francesco”, una cittadella missionaria dove sono accolti bambini e ragazzi di strada, gestito da un padre francescano nativo di questi posti. Qui hanno la possibilità di studiare, imparare un mestiere e anche di coltivare la terra per ricavare sia cibo per loro, e pure per venderlo e ricavare qualcosa.  Il padre che lo gestisce ci parla delle grosse difficoltà che ha per la manutenzione della struttura, che adesso avrebbe l’intenzione di aprire anche un orfanotrofio, che oltre alla coltivazione delle patate è riuscito ad avviare un allevamento di maiali in modo da avere carne da mangiare. Nel suo villaggio accoglie anche bambini di fede mussulmana le cui famiglie non hanno nulla da obiettare a riguardo della carne di maiale perché lui gli fa notare che essendo una missione cattolica sono loro che si devono adeguare e non viceversa. C’è, però, un clima triste, sembra che i ragazzi non siano a loro agio in questa struttura che non vedono loro, a differenza di quelli che sono ospiti nell’istituto che gestisce Diego Ottolini a Nairobi. Qui la filosofia è quella che i benefattori arrivano, con quanto hanno raccolto in Italia lavorano e costruiscono di nuovo. Una volta terminati i fondi ritornano a casa: i ragazzi sono solo spettatori e non sono per niente coinvolti, ecco perché sembrano distanti. Visitiamo le stalle, pulitissime, dei maiali, salutiamo e ripartiamo. (64. Continua)

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Verso la Rift Valley

                                                   di Giovanni Gonella

Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 

23 Gennaio 2007 Nairobi Guardando al di fuori dell’anfiteatro si scorge la discarica dove la gente scava alla continua ricerca di qualsiasi cosa possa essergli utile per sopravvivere. Finito l’incontro usciamo e noto che ci sono ancora alcuni bambini con il loro aeroplanino di carta ed un altro “costruttore” intento a piegare fogli.

Riprendiamo la macchina e usciamo dallo Slum non senza fare, di nascosto, alcune foto tra la baracche. Decidiamo di tornare a casa a darci una rinfrescata, se c’è l’acqua, e poi di vedere il da farsi, poiché nel pomeriggio al Kasarani non c’è nessun incontro particolare che valga la pena di assistere, almeno per noi. Sarà l’ora, ma anche questa volta il traffico caotico è nel senso opposto della nostra marcia.

Arrivati a casa posiamo il materiale che abbiamo recuperato al Forum, proviamo a messaggiare col telefonino, con quel poco d’acqua che c’è ci togliamo un po’ di sudore d’addosso fino a che Chris ci chiama perché ha cucinato lui gli spaghetti, quindi ci mettiamo a tavola a pranzare. Tutto sommato la pasta è al dente, anche il condimento per fortuna va bene e, sarà la fame, ma la mancanza di sale nell’acqua di cottura quasi non la sentiamo: Chris non sapendolo non l’ha messo nella pentola.

Avendo il pomeriggio libero Nicholas ci propone di andare verso la Rift Valley, in montagna, a fare un giro turistico: accettiamo di buon grado e, terminato di pranzare, ripartiamo. Tenendo conto che siamo già a circa 1200m sul livello del mare, andare verso la Rift Valley vuol dire andare in alta montagna poiché per avere una visione panoramica occorre salire fino a 1800m. L’aria è notevolmente più fresca, ma cosa molto importante, pulita; il traffico è in pratica nullo, il paesaggio è un susseguirsi di verdi colline, alberi e cielo azzurro.

Arriviamo dopo circa mezz’ora sulla sommità di un colle dove c’è una balconata di legno dalla quale si può ammirare la valle sottostante: gli antropologi affermano che l’uomo è nato qui nella Rift Valley, non so dire se sia vero o meno, ma se così fosse avrebbe scelto un bellissimo posto dove farlo.

Naturalmente non possiamo ammirare tranquillamente il panorama per più di due minuti perchè subito arrivano dei locali che c’invitano con insistenza a recarci presso i loro “negozi” dove hanno oggetti d’artigianato locale da vendere: tamburelli, statuette in lava vulcanica, animali in ebano, monili e oggetti fatti con perline. Se dai retta ad uno non puoi non dar retta all’altro, ognuno descrive le sue cose come quanto di meglio esiste e anche se sono uguali a quelle dell’altro, sono sicuramente migliori le sue. I prezzi sembrano in ogni modo convenienti e, alla fine, contrattando un po’ acquisto quattro statuette in lava e un tamburello di pelle di capra per la mia raccolta di strumenti etnici. Anche Carlo acquista qualcosa, poi ancora delle fotografie quindi decidiamo di tornare a casa. (28. Continua)

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A spasso con Maradona…

                                                                    di Giovanni Gonella
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Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 

23 Gennaio 2007 Nairobi Ci raggiunge nuovamente il “cugino” di Chris e con lui ci avviamo verso l’uscita dove ritroveremo Nicholas con l’auto. E’ in quest’occasione che, un po’ per la stazza, un po’ per l’abbigliamento (occhiali scuri e cappellino, un po’ per i capelli lunghi), sono apostrofato per la prima volta “Maradona”. Stranamente Nicholas non c’è e mentre il cugino di Chris ci saluta per tornare all’Università, noi proviamo a chiamarlo per telefono.

Nel frattempo un ragazzo che trasporta un grosso scatolone, lo fa cader per terra: centinaia di scatolette contenenti un “gioco” di carte sulle libere elezioni in Uganda; lo aiutiamo a ricomporre il suo pacco, gli forniamo qualche borsa per contenere le varie scatolette e così ne guadagniamo una a testa ed anche qualche poster che avevamo visto esposto all’interno dello stadio. Arrivato Nicholas partiamo alla volta di Korogocho dove c’è l’incontro al quale vogliamo partecipare.

Questa volta il traffico è scorrevole: la coda è nel senso inverso della nostra marcia e, a guardarla da questa parte, sembra non finire mai. Come già domenica scorsa non posso fare a meno di osservare la città che va via via peggiorando il suo stato, dalle case, alle strade (?), ai mezzi che circolano, alle attività commerciali, al tipo di persone che s’incontrano, ai tanti ragazzi che sono in giro invece di essere a scuola.

L’incontro si tiene nell’anfiteatro dove si è celebrata la Messa: ci sono meno persone di domenica, ma in ogni modo l’assemblea è partecipata. Incontriamo nuovamente la consigliera De Masi, c’è l’europarlamentare Agnoletto e al tavolo degli oratori, oltre a padre Zanotelli, è invitato ad intervenire Giulietto Chiesa, il noto giornalista.Al termine degli interventi padre Zanotelli chiama tre ragazzi dello Slum e con loro benedice il pubblico intervenuto “spruzzando” un po’ di terra da una ciotola la terra di Korogocho; ai tre ragazzi se n’aggiunge un quarto, fatto perso, con la bottiglia di colla incollata alla bocca tanto per ricordare a tutti che cosa è la realtà degli Slum.

Siamo poi invitati ad iscriverci alla Maratona che attraverserà per17 Kmgli Slum di Nairobi: il costo dell’iscrizione è puramente simbolico, 10 scellini cioè l’equivalente di 9 eurocentesimi scarsi, ci viene consegnato un tagliando di ricevuta dell’avvenuto pagamento che ci darà il diritto di ritirare poi una maglietta al momento della partenza. (27. Continua)

 

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L’oro blu

                        di Giovanni Gonella
 
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Il problema dell’acqua è molto sentito, quello che ormai possiamo chiamare “l’oro blu” sta iniziando a scarseggiare quasi dappertutto e ognuno è chiamato a salvaguardarlo evitando inutili sprechi. Il cambiamento del clima sta facendo sparire gradualmente i ghiacciai, per l’effetto serra le riserve naturali d’acqua si stanno esaurendo, mentre noi, per il nostro modo di vivere, n’abbiamo bisogno sempre in misura crescente. Essendo quindi un bene prezioso occorre impedire che diventi un bene di pochi solo per chi se lo può permettere, in altre parole l’acqua non deve, nel modo più assoluto, essere privatizzata.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica, l’anno prossimo, 2008, inoccasione del 60° compleanno della dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’Italia si farà promotrice presso la Comunità Europea per far inserire un 11° articolo alla dichiarazione di cui sopra, e in pratica che l’acqua è un diritto per tutti. Nel frattempo Carlo si allontana per andare a cercarsi un posticino tranquillo dove schiacciare un pisolino, non sembra, ma tra il caldo, lo spostarsi continuamente per cercare di partecipare a più eventi possibili e, non ultimo, il non aver dormito a causa della tosse del piccolo Thimoty, la stanchezza comincia ad affiorare.

Io resto invece nel tendone dove, nel frattempo mi ha raggiunto Chris di ritorno dal suo giro. Resto ancora nel tendone fino al rientro di Carlo, quindi decido di andare a fare un giro ala ricerca di una toilette: ho quasi il timore di aver contratto la diarrea che, in un luogo dove scarseggia l’acqua per lavarsi e dove si hanno servizi a disposizione, quando servono, non è certamente una bella cosa. Quando credo che sia stato solo un falso allarme mi prende un altro attacco; per fortuna la giornata al Forum è finita e facciamo ritorno a casa.

Il viaggio di ritorno non l’ho mai trovato così lungo e accidentato, ad ogni sobbalzo avevo il timore di farmela addosso, non era una situazione piacevole quella che stavo vivendo. Purtroppo ci siamo dovuti fermare nuovamente al mercato per acquistare frutta e verdura per la cena ed io mi sentivo quasi svenire, poi, finalmente siamo arrivati a casa: corsa al primo piano e… la liberazione. Tra le altre cose non mi ero nemmeno accorto che, oltre all’acqua, questa sera mancava anche la luce. Provo a prendere una delle pastiglie d’antibiotico che mi ha prescritto il medico prima di partire e mi auguro che facciano davvero effetto.

La cena la facciamo al lume di candela, evito quello che potrebbe farmi ulteriormente male, saluto e vado a letto; un poco di lettura e buona notte, sperando in bene. (25. Continua)

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Tra un pranzo e un “esproprio”…

                                                                                          di Giovanni Gonella
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La conferenza, anche questa organizzata dalla Tavola dei Comuni per la Pace, questa volta si tiene sotto ad uno dei tendoni allestiti fuori dello stadio: per fortuna c’è un poco di brezza perché altrimenti ci sarebbe stato da fare la sauna. A questo incontro partecipano molti ospiti stranieri oltre ai nostri delegati e alla viceministro.                          


Il dibattito è interessante, si parla di diritti e d’interventi che i vari Stati hanno fatto, o stanno facendo, in materia di cooperazione internazionale; tutti sono concordi che si bisogna aiutare chi è meno fortunato, ma bisogna farlo coinvolgendo la gente e, soprattutto le istituzioni e i governi locali, facendosi garanti della legalità e della democrazia, non lasciando spazio a politici corrotti, che purtroppo, ci  sono. 

Nel frattempo Carlo cerca di contattare una sua amica che si è trasferita qui insieme al suo compagno ed ha aperto un ristorante italiano: la speranza è che ci possa essere d’aiuto per gli acquisti che dovremmo ancora fare prima di tornare a casa, sia per noi sia per la COL’OR. Chris intanto ci saluta dicendo che deve allontanarsi, ma di non preoccuparci che ritornerà nel pomeriggio: lo congediamo e, a dibattito concluso, usciamo dal tendone e andiamo a cercare un posto dove pranzare.

All’interno dello Stadio ci sono solo due punti di ristorazione tipo tavola calda: in uno c’è una lunghissima coda mentre in quello che sembra più spartano, gestito da locali, con cucina alla griglia, c’è meno gente. Ci mettiamo in coda, ma notiamo che il cibo che servono è in pratica crudo, quindi ci allontaniamo e proviamo a metterci in coda presso l’altro ristorante. Uno in coda per il mangiare e uno in coda per il bere, riusciamo alla fine a servirci, a trovare da sederci e alla fine anche a mangiare. Sarà per la circostanza, ma sembra anche buono.

Una bella birra fresca e poi di nuovo a girare per gli stands fino a trovare quello dove ci sarà l’appuntamento pomeridiano: di nuovo in un tendone questa volta si parlerà dei problemi legati all’acqua, e di questo siamo molto interessati, con interventi di persone che da anni operano nel settore, d’Associazioni, d’Amministratori pubblici e anche del padre comboniano Alex Zanotelli, anche lui lì per promuovere l’incontro del giorno dopo presso lo Slum di Korogocho.

Una delle azioni che Zanotelli è riuscito a fare è quella di aver raccolto del denaro per acquistare dei Pass per i ragazzi dello Slum: con la cifra raccolta avrebbe potuto prenderne circa 1000, ne è uscito con 5000, in sostanza il primo “esproprio proletario” che ha fatto. (24. Continua)

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