NEW WAWE (1)

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Nelle ultime puntate di questa rubrica mi sono soffermato su alcune opere e tendenze pop, ed in particolar modo su serie degli anni‘80. Da questo mese, per alcune puntate, vi parlerò di nuovo di letteratura, ed in particolar modo di alcuni autori del periodo forse più innovativo della fantascienza, la cosiddetta new wave degli anni‘60.

In passato mi sono già occupato di alcuni famosi autori di questo periodo: Dick, Ballard, Lem. Ve ne sono alcuni un po’ meno conosciuti, che vale la pena ricordare. Di certo, la new wave, a partire dai tre succitati autori, sta da anni avendo un pieno riconoscimento critico e popolare, e molti di questi autori sono ripubblicati da editori non specializzati in fantascienza e sempre più apprezzati anche da chi non è un amante del genere.

Robert Silverberg

Il primo scrittore che vi propongo è lo statunitense Robert Silverberg, nato nel 1935. Negli Usa Silverberg è considerato uno dei grandi maestri viventi della fantascienza. I suoi romanzi hanno più volte vinto importanti riconoscimenti del settore. Egli è uno degli scrittori più prolifici; ha scritto centinaia di opere tra racconti, romanzi, e anche saggi su più temi, scientifici e letterari. In questo è forse avvicinabile ad Isaac Asimov. Dunque è difficile districarsi in una così sterminata bibliografia, in gran parte inedita in Italia.

Comincia a farsi notare ed essere apprezzato negli anni ‘50, come Philip K. Dick. Di certo il suo periodo più glorioso è quello del decennio degli anni ‘60 fino alla metà degli anni ‘70. In questi anni Silverberg è uno degli artefici delle innovazioni della fantascienza. Dal punto di vista tematico, visita tutti i topoi del genere, dal viaggio spaziale, alla speculazione della ricerca scientifica, alle modifiche economiche e politiche della società. Si può dire senza dubbio che in questo periodo tutte le sue opere abbiano questo sfondo e che al di là dei temi e delle invenzioni più strettamente scientifici, Silverberg traduca da scrittore di fantascienza molti stimoli che nella società americana stavano accadendo. Come per Dick, nei suoi romanzi compaiono in egual potenza gli scenari antiutopici di una società stratificata e strutturata secondo logiche di potere; la precisa allusione degli interessi economici in campo; i mutamenti del costume, della sessualità, della sperimentazione di sostanze psicotrope; il tema della religione e delle mutazioni della stessa; l’alienazione derivante da una tecnologia sempre più avanguardistica. Egli evidenzia le ricadute di tutto ciò sui personaggi, ritratti con pochi ma precisi tocchi di narrazione psicologica. Uno scrittore di fantascienza sociologica, come spesso è stata definita la new wave. In quegli anni ha sfornato alcuni capolavori anche in senso stilistico. Per vari motivi: perché le suddette ricostruzioni e trasfigurazioni le presenta come un assunto verosimile e le racconta senza spiegarle. In questo incita la sospensione della credulità del lettore, che si trova catapultato in un mondo e in una società per come l’ha immaginata e lo stimola altresì a seguire le vicende della trame assorbendo la visione, stimolando senso critico e immaginazione in egual misura. Da un lato uno è scrittore che venendo dalla scuola delle pubblicazioni “accattivanti e funzionali”, pagate un tot a parola, non si perde in chiacchiere ed è fulmineo nel mettere a segno i colpi. Dall’altro è un autore completo e attento a dare solidità narrativa e coerenza alla sua fantasia e ad incentrare ogni volta il disegno del suo racconto su personaggi ed idee.

Scelgo tre titoli tra suoi romanzi di questo periodo: Vacanze nel deserto (1972), è la cronaca di un gruppo di giovani assetati di conoscenza (trascendentale?), che si avventurano nel deserto seguendo la leggenda di un posto – una specie di monastero – dove si dice si possa raggiungere l’immortalità. Il romanzo è stilisticamente accurato con il procedimento della moltiplicazione dei punti di vista di più narratori, scritto seguendo l’incrociarsi della pagine di diario dei 4 protagonisti. La torre di cristallo (1970) è un’avventura per una pionieristica ricerca del superamento dell’umanità, da un lato in senso rivoluzionario socialista, dall’altro in senso di esplorazione extraterrestre, metafore di un mondo diviso in classi, ognuna dominata da un particolare tipo di orientamento religioso che legittima e perpetua il sistema. Infine Morire dentro (1972) è un romanzo breve su un classico tema molto sfruttato all’epoca (quello delle persone dotate di poteri extrasensoriali, in questo caso la telepatia). La particolarità è che Silverberg riduce all’osso la componente fantastica. Il mondo descritto è lo stesso degli anni ’70, con pochissime varianti, e lo stile del racconto potrebbe benissimo essere definito come esistenzialista. Il romanzo narra infatti i ricordi e gli eventi nella vita di un ex studente universitario, telepate, e si sofferma sui dilemmi, i tormenti e il flusso di pensieri del protagonista, alle prese con la graduale perdita di questo potere, con conseguenze sul suo senso di identità, e sull’importanza di relativizzare l’ego. Potrei arrivare a dire che questo romanzo breve rientra appieno nel filone letterario – che ho racchiuso nella stretta definizione di esistenzialista – tra i cui nobili riferimenti ci sono le Memorie del sottosuolo di Dostoevskij, La nausea di Sartre, ma anche, a suo modo, Fiorirà l’aspidistra di Orwell. Insomma, una letteratura tipica della modernità, la descrizione e il racconto dell’uomo, della sua interiorità, piuttosto che del mondo, della storia, della società. Silverberg adotta quest’impronta, secca, dal nitido acume psicologico, intima e concreta ma fondamentalmente trascendente, per un personaggio che ci suggerisce come la telepatia sia una metafora avente poco a che fare con la fantasia, ma molto a che vedere con la condizione umana. In questo riesce a rendere reale, tangibile e comune ciò che i più ritengono invenzione fantastica. Enea Solinas Prossimo appuntamento con “Attraverso Lo Specchio” giovedì 14 Aprile



3 Commenti to “Attraverso Lo Specchio”

  1.   Andrea 68 Says:

    Non ho capito una cosa, questi libri sono editi o no in Italia, e se sì da chi.
    Ringrazio

  2.   Enea Says:

    Caro Andrea,
    hai ragione m’ero dimenticato di inserire questo dato. Io ho citato dei romanzi usciti con i classici urania negli anni ’70 e ’80 (alcuni poi ripubblicati ancora,anche in altre collane)…. si possono cercare nelle bancarelle di libri usati. Negli ultimi anni però, proprio in virtù della sua rivalutazione critica, l’editore Fazi sta riproponendo Silverberg e per esempio “Morire Dentro” è presente nel suo catalogo.

  3.   Andrea 68 Says:

    Grazie, farò una ricerca e proverò a leggere qualcosa!
    Saluti

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