La Mole zoppa

                                        di Giuseppe Rissone
 

Quanti di voi, che seguono questo blog sono di Torino? In attesa di una vostra risposta, posso con quasi certezza sostenere, che siete pochi. Quindi non state vivendo quello che sta vivendo questa città. E’ immersa in una sorta di festa perenne, è un susseguirsi di concerti, festival, mostre, convegni. E’ quasi impossibile seguirli tutti, tutto questo è sicuramente il prodotto di un fermento culturale che porta in primo piano innumerevoli personaggi su cui Torino ha potuto raramente contare, tanto per favi un esempio vi posso elencare Luciana Littizzetto, Massimo Gramellini, Arturo Brachetti, Subsonica, Fabio Geda, Alessandro Baricco, Linea 77 e potrei continuare ancora per molto. Alle persone possiamo aggiungere la linea della metropolitana, le vie pedonali, la Reggia di Venaria, il Museo del Cinema, la Mostra per i 150 anni dell’unità d’Italia alle Officine Grandi Riparazioni – da dove di recente è andata in onda la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saiano “Quello che (non) ho”, Biennale democrazia, Salone del Libro, Terra Madre, Torino spiritualità, Traffic, i successi calcistici con la Juventus Campione d’Italia e il Torino quasi promosso in Serie A; imprenditori che da Torino hanno raggiunto un notevole successo, come il cibo di qualità di Eataly, le gelaterie Grom.

Quindi tutto bene? Ad essere sincero no, perchè se il “papà centro” è diventato “ricco”, i “figli periferia” sono rimasti poveri, in molte zone della città non sono stati fatti investimenti e rinnovamenti, alcune scuole materne verranno privatizzate, il Comune è indebitatissimo, siamo una delle città più inquinate d’Italia, i trasporti pubblici sono a rischio taglio. Non voglio negare che passeggiare nelle vie del centro è diventato gradevole, in particolare in quelle pedonali; nessuno nega che ci si sente orgogliosi nel vedere tanti turisti per le vie della città; è stimolante poter partecipare a eventi culturali di qualità. Però tutto questo non basta, anzi rischia di essere una “casa” con una bella facciata che nasconde “alloggi” fatiscenti. Ho da sempre avuto un sentimento di odio e amore per questa città, sino a pochi anni fa mi era difficile viverci, poi ho avuto la possibilità di conoscere un’altra Torino, meno fredda, meno bogia nen – che significa una passività troppo succube e prudente – aperta e culturalmente preparata. Della Torino solidale, impegnata seriamente nel sociale, con una prospettiva politica alternativa al pensiero dominante, mi sento vicino, al solo “facciamo eventi” preferirei un mix, dove l’attenzione alle fasce più deboli non sia un evento ma una consuetudine consolidata.



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