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I giocatori della piazza

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di Giuseppe Rissone

 

Dopo una settimana di pausa – non voluta – causa guasto definitivo del mio personal computer, riprende l’appuntamento con questa rubrica e con tutte le altre di questo blog. 

Prima di addentrami nello specifico dell’articolo, è mia intenzione raccontarvi brevemente, come nasce questo appuntamento. Per sei giorni faccio da spugna, ovvero incamero sensazioni, emozioni, poi lascio decantare il tutto e la domenica accedo alla pannello di controllo del blog è inizio a scrivere. La settimana appena trascorsa non è stata delle migliori, pc fuori uso, influenza, quindi torno indietro di quindici giorni per proporvi il mio consueto racconto.

Uno dei valori che reputo più importante è l’amicizia, quella vera vera fatta di solidarietà, complicità ed esperienze vissute. A distanza di pochi giorni ho avuto l’enorme piacere di rincontrare amici che non vedevo da un po’ di tempo, amici con cui ho condiviso pezzi di strada in diversi ambiti, lavoro, passioni e fede.

Quattro chiacchiere, un pranzo consumato insieme, ricordi e racconti hanno fatto da cornice e da sottofondo alle ore trascorse insieme. Raccontarvi ogni singolo incontro sarebbe impossibile e forse anche noioso per voi lettori, quindi mi limito a descrivere con maggiori particolari uno di questi incontri.

Sabato sera, sono appena uscito dal Tempio Valdese di Torino, dove ho appena terminato il servizio di “Tempio Aperto” – a turno alcuni membri di chiesa tengono aperto il luogo di culto ai visitatori – il freddo è sopportabile, percorro via Accademia Albertina,  dopo una decina di minuti entro in piazza Carlina, luogo che fa riaffiorare alla mente innumerevoli ricordi, piacevoli e divertenti, come le tante partite a pallone, giocate nella rotonda della piazza. Tutto questo non accadeva quando ero un ragazzino, ma solo una quindicina di anni fa… Era il fantastico periodo dove svolgevo la professione di educatore, quindi le partite rientravano nel mio “mansionario”.

Devo ora motivare la mia presenza in piazza Carlina di sabato sera, a distanza di quindici anni da quelle partite… semplicissimo ho un appuntamento con due di questi speciali giocatori. Sono appuntamenti che si ripetono con una certa regolarità, ma questa volta il tutto ha un sapore speciale, grazie ad una ricca carrellata di fotografie ripercorriamo gli anni – direi fantastici e forse un po’ pionieristici – delle attività svolte all’interno del Centro Ragazzi Il Bradipo.

La serata prosegue ancora con ricordi e propositi futuri, tutto questo davanti ad una fumante e ottima pizza, a poca distanza dal nostro tavolo prendono posto una dozzina di ragazzi, all’incirca della stessa età dei “giocatori” al tempo del Bradipo, il loro comportamento è leggermente sopra le righe, vicino alla maleducazione, uno dei “giocatori” mi pone la seguente è semplice domanda: anche noi ci comportavamo così? La mia risposta è stato un deciso e privo di dubbi “no”. La serata non è finita, dopo la pizza, ancora chiacchiere e ricordi, ma come si sa tutte le cose si concludono e devo salutare.

Dirigendomi verso la fermata della Metrò, percorro via Maria Vittoria, dove aveva sede il nostro Centro, mi fermo davanti alla porta d’ingresso chiusa – cosa che non facevo da diversi anni – e sbircio da una piccola apertura per guardare all’interno, è tutto cambiato, i campanelli non riportano più i nomi delle associazioni di un tempo, e la cosa più triste che in quei corridoi non passeggia più una delle anime maggiormente significative, l’amico e compagno di viaggio Paolo Trenta, attore regista. Chiedo scusa ai “giocatori” se non ho scelto una foto che li riguarda, ma ho ritenuto giusto ricordare un amico del nostro Centro, che in silenzio ha spesso operato in nostro favore. Ciao Paolo!



3 Commenti to “Piccole storie quotidiane”

  1.   Sergio Says:

    Intanto ben tornati!
    Bella storia, in effetti l’amicizia e l’amore dovrebbero essere il motore del mondo, invece dell’invidia e dell’ingordigia.

  2.   del piero :) Says:

    ciao Beppe… come ti ho già detto più volte, averti conosciuto è stata una delle cose più importanti per noi.. sei riuscito ad “alleggerire” e rallegrare la nostra vita rendendo tutto più semplice anche grazie alle attività del Bradipo.. ogni volta che ci rivediamo è sempre speciale.. ricordo con piacere tutti i momenti passati insieme.. è stata una fortuna averti accanto.. hai dato una grossa mano sia a noi sia a nostra madre e per questo ti saremo sempre grati…ora però basta sviolinate :) anche perchè non è il mio forte scrivere ed esprimere i miei sentimenti in pubblico.. posso solo RIGRAZIARTI per tutto e spero di vederti presto…un affettuoso saluto ciaoooooooo

  3.   cinzia Says:

    Ho conosciuto Paolo Trenta 23 anni fa: avevo 14 anni e conoscerlo ha cambiato la mia vita! Vorrei associarmi al saluto, che ogni volta passando davanti al San Filippo, in silenzio, davanti a quei citofoni elegantemente cambiati, gli rivolgo. Grazie per averlo ricordato

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