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La persuasione del Signore
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Tu mi hai persuaso, SIGNORE, e io mi sono lasciato persuadere, tu mi hai fatto forza e mi hai vinto. (Geremia 20,7)
Attraversiamo il breve segmento di tempo che ci conduce dalla Giornata della Memoria (27 gennaio), che ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz alla “settimana della libertà” che è diventata un appuntamento per molti evangelici e vorremmo che lo diventasse per tutti gli italiani. Occasioni per ricordare insieme quanto è costata la libertà, dimensione della nostra vita che rischiamo sempre di dare per scontata.
Ma di quale libertà parliamo quando ci poniamo di fronte al Signore? Geremia – e con lui praticamente tutti i protagonisti delle vicende bibliche, ci ricorda che non esiste nessuna libertà di “coscienza” nei confronti di Dio. Se Dio entra nell’orizzonte della tua vita, la tua coscienza è prigioniera di Dio. La nostra volontà, davanti a Dio, è libera solo nella misura in cui è completamente sottomessa a Dio.
Io non riesco a contare quante domande aperte mi accompagnino e mi addolorino nelle tante vicende della vita quotidiana; non so affatto dire quale sia la consistenza e la solidità della mia fede e quale invece quella dei miei dubbi e della mia insopportabile incredulità. Molte cose continuo a non comprenderle e non riesco ad accettarle. Rimangono per me e per la mia incredulità scandalo ed enigma. Ma una cosa soltanto so: che nella Parola di Dio – che ci sequestra e ci costringe – c’è l’unica possibilità di libertà dai miei dubbi, dalle mie domande, dalle mie paure. L’unica possibilità di libertà da me stesso. Se Dio mi restituisse del tutto a me stesso sarei semplicemente perduto.
Se invece mi viene rubata ogni possibilità di scelta, ogni autonomia di decisione, allora sono “salvo”. E libero da qualsiasi altra forma di potere anche esterna a me. Tu mi dirai che non sei (ed io non sono) Geremia: per nostra fortuna, visto che fu il più inascoltato e il più tragico dei profeti. Ma Geremia è e sempre sarà un formidabile anche se doloroso compagno di cammino, sia quando ti sembrerà di poter cantare la tua riconoscenza al Signore, sia quando non avrai forse alcun desiderio e alcuna forza per parlare di Lui e con Lui – ma non potrai farne a meno! Tutte le volte in cui sarai costretto a dire che Dio ti ha reso schiavo della sua Parola. Se questo accadrà, rallegrati: vorrà dire che sarai pienamente libero e pienamente umano.
Riflessione del pastore Gianni Genre della chiesa valdese di Pinerolo – tratto da www.chiesavaldese.org

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La memoria
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di Giovanni Gonella
Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrava nel campo di concentramento di Auschwitz liberando di fatto gli internati di tutti i lager nazisti e ponendo fine alla tragedia della Shoa. Dodici anni fa l’Italia scelse questa data per celebrare la “Giornata della memoria”, per non dimenticare quanto l’uomo nella sua aberrazione è riuscito a fare ad un altro uomo. Oggi 27 gennaio 2012 io mi chiedo: quanto durerà la memoria?
Mi spiego. Mia mamma ha vissuto la guerra, ho conosciuto mia nonna che ha vissuto il ventennio con l’emanazione delle leggi razziali: io ho delle testimonianze dirette su quanto è accaduto. I miei figli hanno conosciuto mia mamma e anche mia nonna, ma i miei nipoti non avranno questa fortuna. E questo cosa vuol dire?
Significa che a loro la storia arriverà in forma indiretta, per sentito dire da chi non l’ha vissuta da protagonista e, forse, in modo distorto e non reale. È come il gioco del passaparola che si faceva da bambini: il primo dice qualcosa al proprio vicino sottovoce nell’orecchio, questi a sua volta ripete quanto ha capito al suo vicino e così via fino all’ultimo che deve dire ad alta voce quanto gli è arrivato, spesso e volentieri diverso da quanto è partito, per strada qualcosa è cambiato e non si sa da chi.
Altro esempio i camposanti, qui le tombe dei nostri cari sono curate fino alla seconda generazione, da parte di coloro che hanno avuto rapporti diretti con i defunti, poi vengono naturalmente dimenticate. Per questo si è creato la Giornata della memoria, ma nel frattempo abbiamo tolto i fondi per i “treni della memoria” che trasportavano a prezzi contenuti i giovani nei luoghi dell’Olocausto per prendere visione personalmente di quanto descritto sui libri o visto in qualche servizio televisivo; oppure giustamente ricordiamo i martiri italiani delle Foibe dimenticando gli eccidi compiuti nelle nostre campagne di colonizzazione nei Balcani e in Africa.
Celebriamo la Resistenza e qualcuno la accomuna alla Repubblica di Salò, forze politiche cercano in tutti i modi di farci dimenticare riscrivendo la storia ad uso e consumo del governate di turno. Di questo passo riusciranno a convincerci che Gesù è morto in croce per una polmonite. Bisogna quindi alzare la guardia e far di tutto per conservare la memoria altrimenti, tra pochi anni, l’Olocausto sarà ricordato allo stesso livello delle stragi di Maya, Atzechi e pellerossa durante le campagne di colonizzazione europee verso il nuovo mondo. Forse fra un secolo un regista particolarmente ispirato potrà farne un film, al momento vi lascio con le parole di Primo Levi. Al prossimo appuntamento, fissato per 10 febbraio.
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Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case,
Voi che tovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
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La fabbrica degli aeroplani
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di Giovanni Gonella
Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog.
21 GENNAIO 2007 Il cofano della macchina di Nicholas diventa il mio laboratorio, alla fine penso di averne costruiti un centinaio: per questi bambini quel foglio di carta piegato è finalmente un giocattolo “nuovo”.
Cerchiamo di allontanarci, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso la città. Ora posso vedere meglio in quale ambiente la gente vive: si stima che in questo Slum ci siano almeno 120.000 persone, considerando che questo si estende per1 Km quadrato, facendo un rapido calcolo possiamo dire che ognuno ha uno spazio vitale grande quanto una doccia.
Lungo le strade fervono varie attività, c’è chi lava i propri panni, chi cucina delle pannocchie o patate per venderle, chi ha un piccolo negozietto o un banchetto d’articoli indefiniti, chi ha la stalla e le capre, chi respira colla per alleviare i morsi della fame e chi, più povero degli altri, scava nell’immondizia di chi ha già scavato a sua volta, nel tentativo di recuperare ancora qualcosa.
Attraversando lo Slum mi è difficile riuscire a pensare che degli esseri umani possano vivere in queste condizioni: sono stati fatti diversi reportage fotografici, servizi televisivi, dibattiti a cui hanno partecipato persone che in questi posti ci sono state, ma è solo venendo di persona che uno si può rendere conto di cosa sia la realtà.
La povertà la puoi tagliare con il coltello, come da noi si dice per la nebbia, è nell’aria, in quello che vedi, che tocchi, che respiri, si, proprio in quello che respiri, perché l’esatta percezione di quello che ti circonda lo hai solo respirando quest’aria, intrisa dell’odore della miseria, che non è solo puzza ma vero e proprio odore. L’odore è quello della muffa, l’odore è quello della sporcizia, l’odore è quello del mangiare e del detersivo da bucato, l’odore è quello degli animali che vivono insieme agli uomini condividendone lo spazio vitale, l’odore è quello di fogna e dei rifiuti che, anche se non hai nulla, non puoi non produrre.
E c’è gente che scava in questi rifiuti cercando ancora chissà cosa: non avrei mai creduto che si potesse arrivare a tutto questo. Man mano che ci si allontana dallo Slum cambiano le persone che vediamo per strada, ci sono case in muratura al posto delle baracche e ci sono nuovamente le auto e gli autobus con la loro puzza che, in ogni modo, non riesce a disperdere “l’odore”. (17. Continua)

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Guardare con nuovi occhi
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di Giuseppe Rissone
Spesso quello che si pensa per tanto tempo non è corretto, sia se riferito a persone sia a cose…
Primo esempio: ognuno di noi ha i propri ritmi di vita, le proprie abitudini, e spesso crede che siano comuni a tutti. Niente di più sbagliato. Io mi alzo poco dopo le 7 per recarmi al lavoro, sono un dipendente con contratto a tempo indeterminato. Siamo tutti così? No! La scorsa settimana, girando la città in orari per me inusuali e frequentando luoghi non del mio ambito lavorativo, ho potuto rendermi conto che non è così, ci sono migliaia di persone che svolgono il proprio lavoro in altre ore della giornata e hanno contratti di tipo diverso. L’idea, spesso veicolata dai mass media, del classico lavoro in ufficio per otto ore di lavoro al giorno è fuorviante.
Secondo esempio: capita di condividere parte della giornata con persone che non amiamo particolarmente e di cui ci facciamo un’idea negativa. Questa idea si perpetua nel tempo, senza particolari perché, sono spesso le così dette classiche sensazioni a pelle. Poi capita qualcosa che rovescia completamente il nostro pensiero, la persona che per tanto tempo ci è risultata antipatica e in alcune occasioni ostile, si trasforma in un “complice” e gradevole ai nostri occhi. Che cos’è accaduto, forse l’altro ha modificato in parte il suo modo di essere, oppure siamo noi che con nuovi “occhi” non più accecati dal pregiudizio vedniamo qualcosa di nuovo, che in realtà è sempre esistito? Forse entrambe le cose. L’importante è avere sempre il tempo per non soffermarsi su quello che “sembra” di chi ci sta accanto, ma approfondire la sua conoscenza. Certamente i ritmi della società di oggi non sempre ci permettono questi contatti, che dovrebbero essere semplicemente normali e quotidiani.
Due piccoli esempi per non credere che tutto sia per forza simile a te…
Piccola postilla… Oltre due mesi fa ho scritto per questa rubrica un articolo che parlava del mio passato professionale, ricordando in particolare un amico, solo pochi giorni fa è arrivato un commento molto importante, da queste “pagine” un sentito grazie!

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Tutti saremo trasformati
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Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (I Cor.15, 51-58)
Il gruppo ecumenico polacco che ha preparato quest’anno lo studio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ha scelto questo versetto tratto dalla I Lettera ai Corinzi come tema principale della serie di incontri che sono iniziati mercoledì 18 gennaio 2012 al Tempio Valdese di corso Vittorio Emanuele e termineranno mercoledì 25 gennaio al Duomo di Torino.
Si tratta di un annuncio molto forte, ma anche di un invito ad approfondire quale sia la base sulla quale poggia la nostra fede e quale sia l’evento straordinario, anzi unico nella storia che può trasformare in modo determinante la vita di ogni credente.
Ancora una volta, quindi, cristiani di confessioni diverse e provenienti da tradizioni diverse, si ritroveranno per una intera settimana a pregare insieme, a cantare inni al comune Signore, ad ascoltare e riflettere sulla sua Parola.
Abbiamo detto spesso che, come comunità valdese, facciamo tante cose, forse troppe, ma che, probabilmente, preghiamo troppo poco, e allora, siccome è proprio la preghiera uno degli elementi che contiene la forza necessaria per riunire i cristiani, crediamo sia molto importante questo appuntamento che ormai da molti anni ci coinvolge e ci fa incontrare.
Speriamo davvero che molti fratelli e sorelle sentano il desiderio di partecipare alle celebrazioni, vi saranno tanti e diversi momenti organizzati e preparati con amore e nella certezza che, nonostante la loro ripetitività, il desiderio di rendere operante e vivo il messaggio di Cristo sarà, ancora una volta percepito come un importante passo sulla via della riconciliazione e dell’unità nella fede.
Eugenia Ferreri presidente del Comitato Evangelico per l’Ecumenismo tratto da www.torinovaldese.org

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La bambina in blu
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di Giovanni Gonella
Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog.
21 GENNAIO 2007 Nairobi Una bambina nel suo vestitino blu gironzola in mezzo alla folla e dove trova un sorriso si ferma: vorrà farsi prendere in braccio e fotografare per potersi poi rivedere. Intanto si continua: per far partecipare di più, oltre ai canti e alle danze, si adottano dei simboli come quello che sto per narrare. Ad un certo punto alcuni ragazzini passano tra i fedeli con in mano delle matasse di fili di lana color verde e cominciano a distribuirli.
Ne prendo uno e me lo lego al polso. Invece era una cosa che non dovevo fare perché padre Daniel spiega che quando saremo invitati a scambiarci un segno di Pace, ognuno di noi dovrà prendere il filo che ha e legarlo al polso del suo vicino. Così al momento giusto, il bambino che è di fianco a me, mi slega il filo che mi ero già messo e mi annoda quello che ha in mano mentre io faccio altrettanto con il mio vicino.
Giro lo sguardo e vedo che, finalmente, c’è partecipazione da parte di tutti i presenti. Così tra una preghiera ed un canto, la Messa volge al termine: padre Zanotelli chiama all’altare tre ragazzi dello Slum, uno addirittura con il barattolo della colla attaccato alle labbra, per la benedizione finale che farà non con l’acqua, ma, sempre per la simbologia, con della terra raccolta fuori dalla chiesa, perché ci si possa sentire posseduti dalla terra e che, in ogni modo, ogni modo, si possa e debba amare.
La gente comincia a sfollare, lo sguardo si posa sulle panche ormai vuote e non posso fare a meno di notare quanti giornali sono stati lasciati: sono l’inserto dedicato al Forum dei Comunisti Italiani, e poi dicono che mangiamo i preti. Usciamo, Carlo mi presenta la consigliera della provincia di Torino, De Masi, alla quale raccontiamo della nostra missione cioè dell’acquedotto: un po’ di pubblicità non fa mai male. Una volta fuori un numero impressionante di bambini si avvicina.
Con un foglio di carta costruisco un aeroplano e da quel momento arriveranno a frotte, tutti che ne vogliono uno. Recuperano fogli in giro, i giornali comunisti lasciati in chiesa, i fogli delle preghiere, della carta sporca e appallottolata trovata chissà dove, ma in ogni caso riutilizzabile. (16. Continua)

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Saldi e sogni
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di Giuseppe Rissone
Tutti siamo stati giovani – l’importante non è dimenticarselo – con diversi valori, diversi modi di raggiungere e realizzare i propri sogni. I giovani di oggi, vivono in una società che in apparenza gli concede tutto, questa libertà in realtà gli sottrae molto di quello conquistato dai propri genitori e dai propri nonni, in termini di diritti e sicurezze per il futuro. Non credo che sia necessario farvi l’elenco di questa perdita di diritti e sicurezze, è sotto gli occhi di tutti. Sabato passeggiando per le vie di Torino – ero in servizio “paterno” – ho potuto notare come la stragrande maggioranza delle persone presenti fossero giovani in cerca di abiti e affini, offerti in saldo. Piccola parentesi su questi negozi: tralasciando la qualità della merce esposta, mi chiedo per quale motivo sia necessario tenere la “musica” così alta – non ho mai frequentato discoteche però credo che il livello di decibel sia simile – per quale motivo l’illuminazione sia simile a quella di un luna park, e il personale corre a risistemare la merce, che se cronometrato sarebbe degno di un centometrista. Giovani in cerca di oggetti che li rendano appariscenti, visibili, quasi avessero il timore di non essere visti, sacchetti enormi, forse pieni di cose che dopo poco tempo saranno dimenticate in un armadio o peggio buttati, sostituiti da altri più alla moda. Perché masse così consistenti si muovono a comando, senza avere necessità così impellenti di acquistare qualcosa? Non vado oltre, non vorrei passare per brontolone o peggio ancora come colui che ha qualche verità in tasca da vendere. Però devo ammetterlo, ho ammirato maggiormente altri giovani davanti a un giardino che distribuivano volantini contro la deriva razzista che ci sta colpendo. Sono però minoranze, minoranze che fanno dire a noi vecchietti che tutto non è perduto. Come chi, ne ho avuto una bella testimonianza ieri, dedica parte del suo tempo alla predicazione della Parola di Dio, un servizio che implica nella società di oggi coraggio e profonda fede. Tutti siamo stati giovani, tutti abbiamo avuto i nostri sogni, desideri e utopie, chi nella società di oggi riesce anche solo in parte a realizzarli è doppiamente più forte delle generazioni precedenti, perché più solo. A essi mi sento vicino perché in fondo continuo a sognare e progettare, nonostante la cara d’identità…
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