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Radio di oltre confine

                                                          di Tonino Di Bella
 

Ciao a tutti, come promesso nello scorso appuntamento, eccomi a parlare della regina del mondo dei media: la radio. Sorella maggiore della tv, per tanto tempo data come perdente nel confronto di altri concorrenti come web, mp3 e altre forme di comunicazione, da alcuni anni è in ripresa grazie anche a tanti che credono che l’ascolto di programmi di qualità sia il miglior mezzo per rimanere in compagnia dei propri pensieri. Nei prossimi mesi vi porterò, spero nel modo migliore, a conoscere i tanti aspetti che negli anni hanno reso la radio celebre nel mondo. Chi tra di noi non è rimasto affascinato nel vedere Lupo Solitario nel film American Graffiti, lo speaker che trasmetteva da un luogo segreto e dispensava musica con dediche a richiesta! Dopo qualche anno anche da noi sarebbe stato possibile ma allora sembrava fantascienza. Proprio dall’estero voglio cominciare parlando delle prime radio “pirata”. Negli anni ‘60 fecero la loro comparsa radio dal nome di donna come Radio Veronica o Radio Caroline. Erano radio che per aggirare i rigidi divieti trasmettevano su navi che erano posizionate in acque internazionali. Il successo fu enorme tra i giovani e questo diede l’impulso per la nascita di altre radio “fuorilegge” che trasmettevano in onde medie.

E in Italia? Chi era fortunato riusciva a captare Radio Luxemburg o qualche altra radio straniera. Nel nord arrivava dalla vicina Svizzera, Radio Monteceneri, futura Radio della Svizzera Italiana, così come dagli altri confini si ricevevano i programmi Francesi o Austriaci. Tutte comunque furono un’alternativa ai programmi ingessati della RAI. C’era poi una radio che trasmetteva nel territorio Italiano ma apparteneva ad uno stato autonomo, Radio Vaticana. Nata il 12 Febbraio del 1931, negli anni ’60 si accaparrò la simpatia della gioventù trasmettendo canzoni come DIO è MORTO oppure RAGAZZO TRISTE, canzoni che invece erano state censurate dalla RAI! Sui confini orientali Italiani invece dopo la fine della guerra e il triste, passaggio della zona B alla Jugoslavia iniziò a trasmettere Radio Capodistria. Questa emittente, come dopo anche sua sorella TV Capodistria, fu creata ufficialmente per dare una voce alle minoranza Italiana, ma di fatto era una radio propagandistica al servizio del regime di Tito. Radio che utilizzava non pallottole vere, ma musica e informazioni “sparate” sul territorio Italiano in modo “alternativo” ai programmi nazionali Italiani. Comunque sia anche dall’emittente Jugoslava c’era la possibilità di ascoltare buona musica! Il prossimo appuntamento è fissato per Mercoledì 20 Giugno.

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Al ristorante Mediterraneo

                                                                          di Giovanni Gonella
 

Senza pretendere nulla, provo a presentarvi i miei appunti inerenti al viaggio in Kenya in occasione del World Social Forum 2007 di Nairobi e della missione a Marimanti per l’inaugurazione dell’acquedotto di Color Ong. Il tutto cercando di riportare quanto è successo il più fedelmente possibile. Forse qualche episodio non è citato nella sua sequenza temporale corretta, ma è in ogni modo veramente accaduto. L’appuntamento ogni martedì è su questo blog. 

24 GENNAIO 2007 Nairobi Il ristorante si chiama “Mediterraneo” ed è in centro, vicino al quartiere delle ambasciate: per trovarlo facciamo alcuni giri a vuoto prima che il nostro autista provi a chiedere a qualche passante informazioni. Per caso vedo un cartello indicatore con su scritto il nome del locale e così arriviamo. Entriamo nel ristorante, facciamo chiamare la proprietaria che ci raggiunge subito, Carlo è contento di rivederla e lei pare commossa per il fatto che siamo andati a trovarla; chiediamo di far entrare anche Nicholas e riaccomodiamo a tavola.

A differenza dei ristoranti che abbiamo frequentato fino ad oggi, questo è di lusso, non tutti possono entrarvi, specialmente i locali, anche se a guardare il Menù con i prezzi delle varie portate per noi non è per niente caro: per dare l’idea un pranzo a base di carne o pesce con vino in bottiglia viene a costare quanto una pizza margherita servita in locali con tovaglie e tovaglioli di carta, bere escluso. Mentre Carlo chiacchiera con l’amica, io, Chris e Nicholas cominciamo a leggere il menù per scegliere cosa mangiare: tutto è allettante e dopo giorni di riso e verdure bollite c’è l’imbarazzo della scelta. 

I ragazzi sceglieranno la Tilapia, un pesce del Lago Vittoria, mentre noi scegliamo un piatto unico di carne con contorno di verdure. Una bottiglia di vino bianco freddo per accompagnare il tutto e iniziamo a mangiare. Per tutta la durata del pranzo Ivana ci racconta della sua esperienza di vita in Kenya, dei problemi che ha dovuto affrontare per vivere in quei posti, della nostalgia che prova per l’Italia, ma della volontà in ogni modo di restare in questi luoghi. Poi s’informa del Forum, di cosa sta succedendo e delle nostre attività a riguardo della COL’OR provando ammirazione per quanto e come fatto. Parla con i nostri due amici mettendoli a loro agio, togliendoli dall’imbarazzo per il luogo dove si trovano. Intanto ho modo di osservare una scena che pare sia molto usuale da queste parti: Chris non finisce tutto ciò che ha nel piatto, pertanto chiede al cameriere di conservargli gli avanzi che si porterà a casa; la nostra ospite ci dice che è normale per loro agire in questo modo, renderanno così partecipi della loro esperienza il resto della famiglia. Terminato il pranzo ci congediamo, il tempo per una foto ricordo, l’invito a risentirci una volta lei in Italia o noi nuovamente da queste parti e usciamo dal locale. (32. Continua)

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Con coraggio e amore

                                                              di Giuseppe Rissone
 

Sono passate da poco le ventidue e trenta di venerdì sera e mi accingo a scrivere l’articolo per questa rubrica – utilizzando per gentile concessione di mio figlio, il Mac – e sinceramente non ho le idee molto chiare su che cosa scriverò. Se mi faccio prendere dalle notizie degli ultimi giorni, scriverei solo cose tristi e pessimistiche, però il mio carattere mi porta ad essere un irriducibile ottimista.

Basta un piccolo evento, anche insignificante, per rendermi allegro e propenso a vedere tutto in positivo, capisco che non è facile per chi perde il lavoro, per chi non riesce a trovarlo, per chi colpito da una grave malattia o altro triste evento. Questo non significa che la mia vita e priva di momenti difficili e complicati da gestire, però cerco di farlo sempre con la consapevolezza che per tutto esiste una soluzione. E’ senza ombra di dubbio, entra in gioco la fede, la certezza di credere in un Dio d’amore e il vivere il tutto in una comunità.

Venerdì sera Fabio Fazio, intervenendo al programma di Lilli Gruber “Otto e mezzo”, ha parlato del moltiplicarsi dei suicidi, invitando le istituzioni ad intervenire con un annuncio chiaro: anche davanti a grosse cifre richieste, il fisco potrà e dovrà dilazionare i pagamenti. Condivido il pensiero e auspicio di Fabio Fazio e mi auguro che chi può risponda a breve, prima che la situazione, già drammatica, precipiti. Concludo con un piccolo invito, cercate e provate sempre tutte le soluzioni, perchè rinunciare a vivere non può essere la via giusta.

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Predicate il vangelo nel mondo

                                                                                    riflessione della pastora valdese Daniela Santoro
 

Gesù Cristo dice: Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura Marco 16,15

Una tartaruga saggia in un cartone animato afferma che le notizie non sono né buone, né cattive: le notizie sono solo notizie. Eppure alcune notizie le attendiamo con impazienza e altre con timore; alcune le accogliamo con stupore e altre, che non ci riguardano o che già conosciamo, non suscitano alcuna reazione in noi. «Gesù Cristo è risorto!». Si, e allora? Sono 2000 anni che ce lo ripetono, lo sappiamo, è notizia vecchia… Ma Gesù Cristo non dice: “sappiate che sono risorto”; lui dice: “andate e annunciate che io sono risorto”. La buona notizia (evangelo) della resurrezione non è una notizia che è bene sapere, è piuttosto qualcosa da provare e condividere, perché questa notizia in noi diventa portatrice di bene.

A Pasqua il sogno è realtà; l’incredibile diventa possibile; la promessa si compie e ci interpella.
Ci lasciamo coinvolgere? Certo, è difficile credere, fidarsi, impegnarsi per qualcosa che va oltre le nostre possibilità. Giorno dopo giorno ci convinciamo sempre più che se io non ci riesco, allora non è possibile; se io non lo so fare, allora è irrealizzabile; se io non ci guadagno qualcosa, allora non ne vale la pena. Ma la mattina di Pasqua Dio apre un nuovo orizzonte sul quale disporre i nostri timori e i nostri progetti, e ci invita a fare nostro il suo mondo fatto di dono, di solidarietà, di riconciliazione; un mondo da accogliere e condividere, senza “se” e senza “ma”. «Gesù Cristo è risorto!»: è questa la buona notizia che dà senso e speranza alla nostra vita, alle nostre giornate, alla nostra umanità.

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A oggi “Manifesto”

                                                       di Giuseppe Rissone
 

Questo blog, nel suo piccolo, si è speso in favore della situazione del quotidiano Il Manifesto, oggi attraverso il Televideo Rai, ed in seguito sul sito del quotidiano, ho appreso quanto segue: oggi in redazione abbiamo ricevuto un fax che non aspettavamo. Recita così: “Oggetto: Comunicazione cessazione attività aziendale e richiesta concessione trattamento straordinario di integrazione salariale”. Ce lo inviano i nostri liquidatori.  Con i liquidatori abbiamo avviato una trattativa, e per la prossima settimana è stato fissato un incontro. Oggi il fax inatteso: “Si comunica che è stata decisa la cessazione della complessiva attività aziendale della cooperativa Il manifesto in Liquidazione Coatta Amministrativa”. Solo un “passo” formale per avviare la trattativa al ministero? Forse, ma non ci rassicura il resto del fax, in cui si parla di una cassa integrazione di 12 mesi per tutti i lavoratori.

Domani sul giornale troverete tutti i particolari. Intanto chiediamo ancora il vostro sostegno, che in questi mesi è stato importantissimo, sia per i nostri conti che per la continuazione di questa esperienza politica. Cerchiamo di continuare a fare informazione in una situazione che è molto difficile per ciascuno di noi. Ci vediamo domani in edicola.

Ci vediamo oggi in edicola, e il mio augurio che gli appuntamenti in edicola siano ancora tantissimi.

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La scoperta della lentezza

                                                                        di Giuseppe Rissone
 

Questo mese vi propongo un’articolo pubblicato sul Corriere.it il 4 maggio scorso a firma di Sara Gandolfi, ringrazio per la segnalazione Giovanni Gonella.

Siamo sicure che il tempo frenetico del lavoro, dei figli, della casa… ce lo siamo scelte noi, o siamo state costrette ad accettare uno “schema” non nostro? Oggi ho perso l’autobus. Era lì, a pochi passi, la fermata. E l’autobus era quasi fermo a portata di corsa. L’ho perso e ho sorriso. Ho pensato che dovrò farlo ancora, anche quando non avrò più le stampelle che mi impediscono di correre. Si mi sono rotta. O meglio, mi sono “fatta riparare”. Volevo tornare a corre, appunto, ma dopo l’operazione ho scoperto un  bene prezioso quanto il mio ginocchio. La lentezza. La mia giornata ha smesso di essere di 27 ore, tra lavoro,  figli, cane, casa, burocrazia… E’ diventata lenta, come quando ero bambina. E ho (re)imparato ad annoiarmi. Ma è giusto rallentare solo quando si finisce sotto i ferri o ci si ammala? Da quindici giorni non balzo più dal letto quando la sveglia suona alle 6:50 per preparare la colazione al figlio che va a scuola. Resto a poltrire ancora un pò sotto le lenzuola e la colazione me la porta lui con un sorriso (finché dura).

Non mi scaravento più fuori con il cane per andare al parco correndo. Il cane non tira più al guinzaglio: mi aspetta e pure lui sembra felice di “essere utile” sorvegliando che io non cada per strada. Non lavoro, ma leggo tantissimo, quanto non facevo da tempo. Giornali, saggi, romanzi. E anche questo, credo, servirà per scrivere domani dei pezzi migliori. Non è che faccia meno cose di prima, in fondo. Anche se perdo l’autobus, e me ne sbatto. Anzi, ne faccio una in più che ne vale cento. Penso. Finalmente, oggi, ho tempo per pensare.

Quello che è davvero cambiato è il mio ritmo. Vuoi vedere che la lentezza – rivelazione! – rende molto di più di quella frenesia alla quale la donna multitasking di oggi è obbligata? Perché se perdo l’autobus mi prendo una pausa, che magari mi permetterà di “costruire” dopo un lavoro migliore, e che importa se arrivo cinque minuti più tardi. E se cammino piano invece di correre per strada, mi guardo attorno e vedo un sacco di cose che altrimenti evaporano davanti agli occhi, non viste. Impressioni che possono anche diventare idee.

E allora mi chiedo: siamo proprio sicure, noi donne, che il tempo del lavoro, dei figli, della casa, ecc. ce lo siamo scelte noi così frenetico, oppure siamo state costrette ad accettare uno “schema” non nostro? Veloce, veloce, veloce. Ma saremo poi davvero efficienti? La lentezza, in fondo, non significa non fare nulla. Lo scriveva già Seneca: “Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento… Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va. Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro”. Lettere a Lucilio (Libro I) Credo che non ci sia nulla da aggiungere, se non condividere questa scelta, il prossimo appuntamento è fissato per Venerdì 25 Maggio.

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Non importa

                                    di Alberto Celin  

Buona giornata a tutti! La canzone che vi propongo per questo mese di maggio è una canzone che ho scoperto per caso e della quale mi sono subito innamorato: si tratta di “Non importa” di Fabrizio Moro. Mi risulta molto difficile presentarvi questa canzone, non riesco a condensarne il messaggio in poche parole, e penso che si presenti molto meglio da sè, con le sue parole. Perciò vi lascio subito all’ascolto. Il prossimo appuntamento è fissato per Mercoledì 13 Giugno.

Video importato

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